Gli aspetti negativi della mia esperienza scolastica
Una sintesi del mio capolavoro di fine quinto anno, dove descrivo la mia esperienza scolastica, soffermandomi sugli aspetti negativi.
Introduzione
Purtroppo questi anni non sono stati come li immaginavo, sono entrato a scuola senza grandi aspettative e ne esco con una sensazione di delusione e una forte rabbia. Comunque sia preferirei iniziare parlando degli aspetti positivi.
Senza voler stupire nessuno, mi ritrovo a scrivere che anche pensandoci bene, non ho ricordo di nessun aspetto positivo oltre il ricordo di aver pulito le spiagge ed essere andato a donare il sangue per la prima volta.
Mi rendo conto che è veramente triste non riuscire a ricavare nulla oltre a questo e al pochissimo altro che scriverò più avanti, però è pur vero che non posso inventare, questo purtroppo è tutto.
Invece per gli aspetti negativi della scuola e delle ripercussioni a casa che ho dovuto affrontare, avrei da scrivere un vero e proprio libro, ma non è questo il caso.
Non ho grandi ricordi dei miei primi 2 anni, ero ancora molto piccolo, avevo un pensiero critico che era rasente allo zero, semplicemente mi attenevo all'andare a scuola senza troppi pensieri, diciamo che erano i primi anni di normalità scolastica.
Il proseguimento dell'esperienza, in particolare da metà del terzo anno in poi, vuoi le competenze informatiche che non aumentavano, vuoi la crescita personale, mi cominciai a ricordare perché il Trafelli di Nettuno fosse un istituto pubblico.
Cultura istituzionale
Il primissimo aspetto che mi ha procurato più difficoltà è quella che io chiamo la cultura istituzionale, per la quale la vita dello studente sembra essere posseduta dal docente, o dirigente che sia. Mi riferisco a quell'insieme di regole, atteggiamenti e modalità relazionali che, almeno dal mio punto di vista, spesso portano lo studente a sentirsi poco autonomo nella gestione di sé stesso e dei propri bisogni quotidiani.
Nel corso degli anni, teoricamente, senza il permesso del docente, non è possibile: mangiare, andare al bagno, utilizzare i propri effetti personali, a volte neanche bere, uscire per prendere una boccata d'aria e tanto meno, una volta raggiunti i 18 anni, uscire autonomamente senza dover tenere conto di infiniti paletti, come orari di uscita, orari di entrata, anche l'orario di comunicazione era importante.
Oltre alle carceri, le sale governative e i reparti sterili di terapia intensiva non ci sono altri posti dove non si ha la libertà di usare i propri effetti personali, invece a scuola siamo limitati anche in questo.
Una volta, dopo il compimento della maggiore età, è stata considerata degna l'attenzione della dirigente per un mio allontanamento di poco più di 30 metri dall'aula (avvisando per lo più). Insomma a me sembra che veniamo trattati come un mix tra dei cani, degli schiavi e delle persone che non sono in grado di intendere e di volere. D'altronde mi è stato detto che “1 non vale 1” neanche in ambienti socio-umanitari…
Questa cultura che percepisco, non solo è stata estremamente frustrante in questi anni, ma ha dato anche inizio a dibattiti più che accesi con i professori, note disciplinari e di conseguenza il logoramento della mia esperienza scolastica.
Un'altra cosa sconcertante sono le uscite nel mese di maggio, mi spiego meglio: anche coloro che hanno raggiunto la maggiore età, non hanno il permesso di ottenere permessi di uscita anticipata a meno che non venga un genitore, invece per chi non ha ancora raggiunto i 18 anni, non è permesso uscire. Mi è stato spiegato che questa regola viene applicata al fine di preservare la preparazione dello studente alla fine dell'anno o più in particolare all'esame di stato, come se lo studente dopo 14 anni di scuola non sia in grado di autogestirsi ed abbia bisogno delle regole imposte dalla scuola, queste regole vengono percepite come un'ingiustizia piuttosto che come una prevenzione, poi sarebbe interessante approfondire le dinamiche per cui l'esame di stato è visto come l'arrivo del cammino di santiago, per cui lo studente non possa avere altri pensieri o priorità nel mese di maggio.
Insomma, comprendo la necessità di mantenere un certo ordine e organizzazione all'interno dell'ambiente scolastico; tuttavia, spesso, questa impostazione mi ha trasmesso la sensazione di una fiducia limitata nei confronti dello studente in quanto individuo capace di autodeterminarsi, soprattutto una volta raggiunta la maggiore età.
Qualità d'insegnamento
Il secondo punto negativo della mia esperienza è stata la delusione nell'insegnamento delle materie di indirizzo, che alla fine è stato il motivo che mi ha portato a trascorrere il tempo a scuola in maniera passiva, allocando la totalità delle ore di studio esclusivamente a casa, con i miei mezzi e i miei metodi.
A metà verso la fine del terzo anno, ho intrapreso un percorso di studi tramite vari corsi online, riguardanti la materia informatica, prima dalle basi per poi entrare nel mondo della sicurezza informatica, e non ho tardato a rendermi conto della precarietà del programma scolastico e di come venisse spiegato.
Anche se sapevo ben poco, come le basi del web, mi rendevo conto che con lo stesso tempo che a scuola si trattava un argomento, a casa individualmente, ci mettevo una cosa come il 1500% in meno del tempo, e in più, il mio studio comprendeva una parte certamente teorica, ma anche una solida pratica, quello che invece la scuola si rifiuta di offrire.
Quando parlo di questo porto sempre lo stesso esempio: una volta, per esperimento, ho fatto studiare a un mio amico per 1 settimana, 2-3 ore al giorno il linguaggio di markup HTML sulla piattaforma freecodecamp.org, dopo questa settimana, il mio amico era visibilmente più preparato rispetto ai miei compagni, che avevano già trattato l'argomento in classe.
Probabilmente sarà per il fatto che trasmettere conoscenza a 1 persona è più facile piuttosto che farlo a 25 persone contemporaneamente, sarà perché il mio amico era attivamente interessato rispetto ai miei compagni, ma in ogni caso gran parte della colpa la attribuisco alla metodologia dei professori, che è poco strutturata a mio avviso, e certamente datata a livello tecnico.
Infatti mi sento di dire che provo un grande disprezzo per l'insegnamento che ho ricevuto, a partire dal programma ministeriale che ha dei vuoti importanti, passando per la metodologia di insegnamento e arrivando all'ordine con cui quelle poche e particolari cose sono state introdotte. Attenzione, non critico la profondità degli argomenti, perché comprendo che la scuola ha come obiettivo dare un'infarinatura generale, ma purtroppo neanche quella ha saputo dare, né a me né ai miei compagni, a testimoniare questo sono stati i quiz fatti ai compagni di classe 15 giorni prima della fine del quinto anno, popolati da domande come: “cosa è internet”, “cosa è un browser” e “cosa è un kernel”.
Riguardo all'ordine degli argomenti, mi riferisco al fatto che la scuola ci ha sempre abituato a studiare dal poco o nessun livello di astrazione fino al massimo livello di astrazione, in modo crescente, invece un approccio decisamente migliore sarebbe introdurre le basi per poi studiare le componenti con un alto livello di astrazione per poi arrivare in maniera decrescente al basso livello, questo per facilitare l'esperienza di studi allo studente, ma sia mai contraddire l'ordine del programma ministeriale!
In ultima analisi, spendo qualche parola per l'aggiornamento quasi nullo del programma: la tecnologia si evolve in maniera spaventosamente veloce, e la scuola, inclusi i professori, che nella stragrande maggioranza dei casi non sono innamorati della loro materia, ma vedono la cattedra più come un lavoro, non impiegano alcuna parte del proprio tempo per aggiornarsi e rimanere al passo. Questo porta inesorabilmente ad avere un'istruzione di scarsissima qualità, anche perché nell'informatica una cosa deprecata è tale non solo perché funzionante peggio rispetto a soluzioni moderne, ma spessissimo anche vulnerabile.
I compagni di classe
Ora parlerò della tematica che ha impattato meno tra quelle elencate, cioè la società circostante, in particolare i miei compagni di classe. I primi 3 anni, avevo un rapporto conflittuale con i miei compagni, si passava il tempo a tirare cibo e far dispetti l'un l'altro, a metà del quarto anno le cose sono cambiate, il rapporto è migliorato, abbiamo smesso di farci dispetti e iniziato a scherzare. Questo cambiamento è stato gradito sia dai miei genitori che dai professori, anche da me, ma esclusivamente per passare più velocemente le giornate.
Non sono riuscito a costruire nulla di più con i compagni per svariati motivi, ma quello più di rilievo è il fatto che la quasi totalità della classe sia omofoba e superficiale, l'altra metà invece soltanto superficiale, questo è quello che mi ha frenato nel costruire un rapporto di vera amicizia, sommato al mio difetto in ambito sociale, cioè l'essere esageratamente selettivo, tendo a cercare quasi la perfezione, probabilmente abituato a un rapporto precedente, questo chiaramente è fortemente limitativo quando cerchi amici.
Qui faccio una riflessione importante, riguardo al motivo del miglioramento del rapporto con i miei compagni: io nel corso degli anni, pur essendo cresciuto e cambiato, non penso di aver modificato molto il modo in cui mi rapportavo con il resto della classe, quindi escludo la possibilità che il cambiamento significativo sia stato da parte mia. Una strada maggiormente plausibile è quella della mia ascesa nel mondo informatico, intendo che la classe si è avvicinata a me principalmente per due motivi, una possibile convenienza nell'andamento scolastico, o ancora peggio da una sorta di paura nei miei confronti soltanto perché avevo dato prova di essere in grado occasionalmente di compromettere qualche account e qualche dispositivo della classe.
Onestamente quest'ultima cosa mi rattrista, poiché significa quindi che l'avvicinamento sarebbe in realtà una sorta di mafia. Parlando chiaramente, questa mafia è costruita su paure infondate perché sono soltanto un ragazzo che sta studiando, ancora agli inizi e con molta strada da fare, che quando capita l'occasione, si diverte a fare qualche “marachella”, senza provocare danno a nessuno.
Conseguenze fuori scuola
Infine, racconto brevemente dei danni che ho riscontrato a casa, perché l'incubo non è soltanto percepibile una volta entrati dentro l'istituto, ma anche al di fuori poiché la scuola impatta per 6-7 ore al giorno tutta la settimana, numeri decisamente troppo elevati per la fisiologia umana. Una volta uscito da scuola, il mio cervello si spegne, non so ancora bene il perché, è come se non avessi più la motivazione che ritrovo nel mattino, o nel pomeriggio nei giorni in cui non sono stato a scuola. Questo si tramuta di conseguenza in un tempo limitato nello studio.
Per risolvere questo problema, ho adottato una soluzione certamente estrema, ma che ha portato a molti risultati, vista la costanza e la disciplina che ci ho messo. Questa soluzione comprende l'alzarsi alla 4 di mattina tutti i giorni, per studiare, fino alle 7:30, poi prepararsi, andare a scuola e finire la giornata alle 8, questo ovviamente anche nei weekend e nei giorni festivi, per non sballare l'orario. Questo approccio, seppur detestato da chi mi stava vicino, si è rivelato un ottimo modo per portare a casa 3 ore di studio al giorno di ottima qualità, più qualcosina a scuola quando riuscivo a isolarmi con cappuccio e cuffie.
All'inizio era molto difficile, ma con l'abitudine e il fascino che il mondo informatico conserva, sono andato avanti a tal punto da potermi permettere di prendere alcune certificazioni di base, ma preferisco aspettare qualche anno in più e puntare a certificazioni di più alto livello. Qualche settimana fa, a 1 mese dalla fine della scuola, ho smesso, continuando con un ritmo regolare. Ammetto di essermi davvero stancato di questo stile di vita, ma allo stesso tempo comprendo che sembrava essere l'unico modo per riuscire a tirare fuori del valore.
La verità però è che anche se ho parzialmente risolto la questione studio per quanto riguarda l'informatica, trascorrere tutte quelle ore all'interno di un edificio del genere, con un sistema a circuito chiuso, ha finito per togliere la possibilità di continuare a perseguire altre passioni e passatempi, che alla fine sono le cose che vanno a formare, a dare valore e ad aggiungere le particolarità che rendono unica e speciale una persona. Nel mio caso è stato tagliato tempo allo sport, all'arte, al videogioco, alle relazioni, a quegli approfondimenti non legati alla mia principale materia, ma indispensabili per la propria cultura personale e a molte altre cose.
Quindi ritengo che la scuola abbia influito pesantemente in maniera negativa nella mia crescita personale. Il mio caso è stato aggravato dal partizionamento del tempo, perché se 3 ore le passavo a studiare veramente, le altre 7 passivamente a scuola, 8 ne devo dormire, resta poco tempo per altro, invece per uno studente considerato normale, quindi quello studente soddisfatto solo delle ore scolastiche, nel pomeriggio, si ritrova più tempo spendibile in altro.
Infatti, una volta finita la scuola e iniziata l'università, avendo l'opportunità di non andare ogni giorno in presenza, potrò autogestirmi liberamente, seguendo un ciclo di sonno-veglia normale e quindi ritornare finalmente a coltivare la bellezza, che è senz'altro la cosa più importante; in particolare dedicando più tempo a progetti come cultura generale, geopolitica e finanza personale, che ultimamente ho iniziato piano piano a portare avanti.
Sono consapevole che non avrò di certo buoni ricordi delle scuole superiori, l'unica cosa che riesco a portarmi dietro di positivo è la ginnastica di pazienza che mi ha permesso di mantenere una condotta galleggiante sul 6 e che nella vita mi servirà in più occasioni.
come se ci fosse il testo completo...Certo bisogna farne di strada
— Fabrizio De André, Nella mia ora di libertà
Da una ginnastica d'obbedienza
Fino ad un gesto molto più umano
Che ti dia il senso della violenza
Però bisogna farne altrettanta
Per diventare così BIDONI
Da non riuscire più a capire
Che non ci sono poteri buoni
Da non riuscire più a capire
Che non ci sono poteri buoni